martedì 30 ottobre 2012

Cosa sono le vesciche o bolle?

Le vesciche, o bolle, sono rigonfiamenti della pelle pieni di liquido sieroso, generalmente indolori. Possono essere provocate da scottature, da lesioni cutanee (scarpe molto strette), oppure da alcune malattie cutanee (herpes o eczema). Quando è la conseguenza di una scottatura o di una le­sione, la vescica si forma in un tempo molto breve; al massimo, a qualche ora di distanza. Quando invece è il risultato di una malattia, può comparire anche dopo molti giorni. La prima tentazione di fronte a una vescica è quella di romperla, così da affrettare il ritorno alla normalità. Al contrario, questa manovra non è utile: la ve­scica potrebbe invece riassorbirsi spontaneamente. È utile proteggere la vescica non appena si è formata e, quando si rompe, tenerla pulita ed esposta all'aria: se questo non è possibile, occorre coprirla con garze sterili. La guarigione può avve­nire anche in tempi lunghi: se si tratta di una malattia cutanea o se c'è anche un'in­fezione, è bene consultare il medico.

Vaginite: i rischi dell'infezione.

Avere delle perdite bianche non significa per forza avere qualche disturbo. Se sono perdite senza odore, senza bruciore e dolo­re, si tratta quasi sicuramente di leucorrea, una secrezione normale della vagina che serve a difendere l'ambiente dall'attacco dei germi esterni. Ma la vagina, essendo un organo aperto, è appunto esposta all'ag­gressione di microrganismi che vengono da fuori e che possono alterare il suo equili­brio. In questo caso si ha una vaginite. Per vaginite si intende qualsiasi forma di infe­zione della vagina, provocata in genere da un fungo (Candida Albicans), o da un protozoo (Trichomonas). I sintomi sono quelli che molte donne conoscono per averli spe­rimentati almeno una volta nella vita: per­dite giallastre, o verdastre, abbondanti, bruciore nell'urinare, peso al basso ventre, dolore nei rapporti sessuali, prurito fasti­dioso, genitali esterni arrossati. È probabile che i microrganismi responsa­bili dell'infezione fossero da tempo presen­ti in vagina, ma siano diventati attivi in condizioni particolari. Di solito, a scatenare una vaginite, è l'assunzione di alcuni tarmaci, soprattutto di antibiotici, o l'uso troppo assiduo di prodotti per l'igiene inti­ma, o una debolezza generale dell'organi­smo, o un periodo di forte stress, o la gra­vidanza. Ma come sono entrati questi germi in vagi­na? Il contagio può avvenire attraverso i servizi igienici o la biancheria intima ado­perati da persone già infette. Quasi sem­pre, però, il veicolo del contagio è il rap­porto sessuale. Occorre ricordare, a questo proposito, che la cura prescritta dal gine­cologo per debellare l'infezione deve essere seguita anche dal partner, altrimenti l'infe­zione continuerà a passare dall'uno all'al­tro senza guarire mai. Spesso il dolore provato durante la penetrazione induce a so­spendere per un po' i rapporti sessuali, al­meno per tutta la fase acuta della vaginite. Se questo non avviene, è opportuno usare il preservativo. Ed è anche bene osservare un'igiene più scrupolosa del solito, vale a dire lavarsi con cura i genitali, con acqua e sapone neutro, prima e dopo il rapporto sessuale. Nessuna cura va fatta senza consultare il ginecologo e senza sapere, attraverso il pap-test (Controlli medici periodici •), che tipo di microrganismo ha provocato l'infe­zione. I rischi di infezione Un abbigliamento sbagliato può favorire l'in­sorgere di infezioni e disturbi ginecologici. Sembra ad esempio che i pantaloni troppo at­tillati, così come i collant troppo stretti, inter­feriscano sulla circolazione cutanea e rendano la zona genitale più predisposta all'attacco di certi funghi, come la Monilia. I rischi di infe­zione aumentano se pantaloni e collant vengo­no portati sulla pelle nuda. Inoltre ci sono donne allergiche ai tessuti sin­tetici. Questi tessuti possono provocare irrita­zioni delle pieghe inguinali o del solco tra i glutei, magari complicate da un'infezione do­vuta a batteri o funghi. In questi casi occorre osservare un'igiene scrupolosa, ma soprattut­to cambiare tipo di biancheria. In generale è consigliabile, per tutte le donne, una bianche­ria intima comoda, anche sintetica, purché ab­bia uno strato di cotone a contatto con i geni­tali esterni.

Cosa è il vaginismo?

Alcune donne, pur amando il loro uomo, e pur provando un vivo desiderio sessuale, non sopportano di essere penetrate. Alla sola idea, la loro vagina si "chiude". Questa reazione, del tutto involontaria, è dovuta alla contrazione spasmodica dei muscoli che circondano l'orifizio vaginale. Si tratta di una disfunzione sessuale: il vaginismo. Le donne che ne soffrono difficilmente riescono a farsi visitare dal ginecologo. Insomma, la loro vagina non sopporta intrusioni di nessun tipo. Qualche volta il vaginismo impedisce totalmente l'entrata del pene. Altre volte un rapporto completo è possibile, ma dolorosissimo. Cosa deve fare una donna che si accorga di non gradire o di non tollerare affatto la penetrazione? Per prima cosa non deve costringersi ad assecondare controvoglia il partner. Siccome quasi sempre la causa del vaginismo è psicologica, e risiede in una paura molto profonda della sessualità maschile, percepita come violenta e distruttiva, forzarsi ad accogliere il pene non farebbe altro che acuire le resistenze interiori. La cosa migliore è parlarne all'uomo e cercare, insieme, altri modi, sentiti come meno aggressivi, per provare il piacere. Alcune coppie si adattano benissimo, e per anni, a questa situazione. Molti matrimoni bianchi, infatti, si reggono su una sessualità ricca e soddisfacente, dove manca solo la penetrazione. Ma a un certo punto si può presentare un problema: come si farà ad avere un figlio? La donna che soffre di vaginismo, poi, può essere terrorizzata all'idea del parto. È in questa situazione che molte coppie chiedono aiuto a un medico e svelano per la prima volta il loro segreto: magari sono sposate da otto, dieci anni, e non hanno mai avuto un rapporto completo. Un tempo i medici intervenivano volentieri, e a sproposito, col bisturi. Dilatavano chirurgicamente la vagina, ma non riuscivano con questo a sciogliere le angosce della donna nascoste dietro il vaginismo. Oggi le terapie si avvalgono di tecniche corporee e di colloqui clinici. Gradualmente la donna viene addestrata ad accettare la penetrazione, prima delle proprie dita, poi di quelle del partner, infine del suo pene. Contemporaneamente è invitata a riflettere col terapeuta sulle emozioni e le reazioni che queste tecniche le suscitano. La comprensione e l'interpretazione dei suoi sentimenti la aiutano a capire che cosa rappresenti la chiusura della sua vagina. Ci sono donne che ricordano traumi passati, altre che scoprono di avere paura di amare, altre che capiscono che chiudendo la vagina, chiudono simbolicamente la porta all'universo maschile. Le terapie hanno quasi sempre successo. Per questo, anche se ci sono molti modi di fare l'amore, diversi e alternativi alla penetrazione, se una donna soffre di vaginismo, vale la pena di affrontare e risolvere la situazione. Altrimenti si finisce per convivere con problemi sotterranei che, come una bomba innescata, prima o poi potrebbero esplodere.

domenica 8 luglio 2012

Le cattive condizioni della vostra schiena rappresentano un problema per voi?

La postura riveste un ruolo importante nel benessere della vostra schiena. Mantenere la colonna in una posizione corretta permette ai vostri muscoli addominali e dorsali di sorreggere la schiena in modo estremamente efficace e senza che si presenti il mal di schiena. Una disposizione scorretta, invece, determina la tensione di alcuni gruppi muscolari, lasciandone altri a riposo. Se si vuole ottenere un tono valido della muscolatura, pertanto, una rieducazione posturale deve sempre accompagnare gli esercizi di potenziamento dei muscoli dorsali. Esaminate la suola di una scarpa (da ginnastica o da passeggio} che abbiate calzato per almeno alcune settimane. Ogni modello di usura della suola indica una postura scorretta. Un'eccessiva usura sul lato interno della scarpa è dovuto a pronazione, ossia a rotazione interna del piede. Se la parte consumata è sul lato esterno della suola, si tratta di supinazione, ossia di rotazione esterna. Mentre l'uso di calzature speciali può ovviare in parte ai problemi della rotazione, le correzioni posturali possono offrire benefici più duraturi. La valutazione della postura rappresenta il primo passo verso il raggiungimento di buone performances. Di fronte a uno specchio, mettetevi di traverso rimanendo in piedi nella vostra posizione naturale, nudi o in abbigliamento sportivo. A questo punto mettetevi seduti e rifate il confronto; anche se la testa rimane girata, dal collo in giù la postura rimane comunque invariata. Un altro sistema per valutare la vostra stazione eretta consiste nell'esaminare le suole delle scarpe, come indicato qui di seguito. Stando in piedi di fronte allo specchio , immaginate che un filo a piombo venga calato dal centro del vostro capo passando davanti ai padiglioni auricolari, davanti alle spalle, al centro dell'anca, dietro la rotula e davanti all'astragalo. Si dovrebbero osservare, di norma, due modeste curvature a convessità anteriore a livello del collo e della regione dorsale inferiore, e una modesta curvatura a convessità posteriore a livello dorsale superiore. Stando seduti il filo a piombo dovrebbe passare attraverso gli stessi punti ma fuori dal centro delle anche. Non si dovrebbe osservare un'eccessiva curvatura in regione dorsale, inferiore.

martedì 9 agosto 2011

Igiene Intima Femminile.

Fino a che punto è indispensabile la pulizia genitale? Lavarsi e profumarsi "dentro" è un bene o un male? Bisogna dire innanzitutto che l'ambiente vaginale ha un suo equilibrio che non andrebbe alterato.
Infatti in condizioni normali vi abitano, in perfetta armonia tra loro, diversi batteri. Tra questi, il bacillo di Dóderlein assicura un ambiente leggermente acido, in grado di proteggere la mucosa dalle aggressioni di germi esterni. Irrigare questo ambiente con prodotti detergenti o disinfettanti ha senso solo quando c'è un'infezione. Negli altri casi può essere addirittura controproducente. Prima di tutto perché toglie alla vagina le sue difese naturali, poi perché l'uso dell'irrigatore può diventare una via d'ingresso dei germi. Quindi, se davvero la donna sente il bisogno di lavarsi "dentro", magari al termine delle mestruazioni o dopo il rapporto sessuale, è meglio che usi due dita, pulite, e acqua pura.



Le lavande sono sconsigliate soprattutto in gravidanza e durante il puerperio: nel primo caso è facile che l'irrigatore provochi lesioni al collo dell'utero, particolarmente sensibile, nel secondo caso c'è il pericolo di facilitare l'introduzione di germi nell'utero. Se il lavaggio interno non è dunque necessario, se non quando la vagina ha un'infezione, il lavaggio esterno deve essere frequente e accurato. In commercio ci sono molti prodotti, più o meno profumati: l'ideale restano l'acqua e il sapone (sapone neutro, o sapone di Marsiglia).



Le salviettine profumate e i prodotti similari vanno riservati alle situazioni di emergenza, quando il bidet non è a portata di mano.

E ora due parole sul perché ci si lava. La vagina, come ogni parte del corpo, va mantenuta sana e pulita. Ma la frequenza maniacale con cui certe donne la lavano fa sospettare che per loro la vagina sia un organo "sporco", perché legato al sesso. Ci sono donne che hanno paura di puzzare. È vero che la vagina emana un certo odore, ma è un odore naturale che, se non ci sono infezioni, non è n e sgradevole n e così forte da essere avvertito a distanza. Certe preoccupazioni, quindi, vanno ben oltre il confine dell'indispensabile pulizia genitale, riguardano il modo di intendere e di vivere la sessualità .

domenica 19 dicembre 2010

L'alimentazione e la sua importanza: i chili in più erano così riserve di grasso che consentivano di resistere a giorni e giorni di digiuno forzato

La grande attenzione riservata all'alimentazione è certamente uno dei fenomeni più caratterizzanti la cultura della nostra epoca.
L'uomo primitivo si nutriva per sopravvivere, consumava il cibo che trovava in natura o che si procurava con la caccia ed era molto lontano dal pensare quale fosse il modo migliore di distribuire o di combinare in maniera ottimale l'apporto dei nutrienti.
Nelle prime società umane si lottava per la sopravvivenza, contro una selezione naturale che portava all'eliminazione degli organismi più deboli. I «chili in più» erano così riserve di grasso che consentivano di resistere a giorni e giorni di digiuno forzato.
I primi esseri umani si sono potuti riprodurre, e quindi affermare selettivamente nella storia naturale, grazie alle loro grandi capacità di adattamento all'ambiente: certamente in questa fase della storia dell'uomo non si avvertiva la necessità di trovare le combinazioni nutritive più efficaci e tecnicamente perfette.

Dal punto di vista del prestigio sociale e dell'attrattiva sessuale non esistevano canoni estetici che inducessero a vergognarsi per l'addome adiposo e i fianchi pingui, ammesso che l'intensa attività motoria e la notevole esposizione all'ambiente naturale potesse portare veramente chili in più di ciccia oltre a quelli indispensabili per sopravvivere a qualche giorno di «carestia». La fatica fìsica e la continua esposizione ai cambiamenti climatici e alle intemperie richiedevano organismi resistenti a ogni genere di privazione. Il dispendio di energia faceva parte della vita quotidiana poiché il lavoro, la ricerca del cibo, la sopravvivenza stessa si basavano soprattutto sulla forza muscolare. Oggi, nell'era della sedentarietà, del confort, delle tecnologie e dei vuoti esistenziali, mentre i canoni sociali di bellezza impongono corpi snelli e scattanti, ci si imbatte in una serie infinita di prodotti alimentari industriali pubblicizzati ad arte, gradevoli, pratici ma per niente naturali. E così si finisce per chiedere aiuto a dietologi, nutrizionisti, centri di fitness, cliniche del benessere e, in ultima analisi, alle nuove frontiere della chirurgia estetica.

Questo insieme di stimoli e di pressioni contrastanti si traduce in un continuo scacco matto, anche e soprattutto perché fa comodo al sistema del libero mercato avere a disposizione un'immensa platea la cui confusione mentale crea falsi disagi e veicola informazioni distorte.
L'informazione deviante fa tanto più dilagante presa quanto minore è l'indipendenza di pensiero di chi delega ad altri la gestione della breve esistenza del proprio corpo.

Sottovalutare la propria materia grigia, nell'esercizio possibile ed affascinante della ricerca di una reale conoscenza di se stessi, pone sul ciglio del baratro. Dunque, visto che attualmente l'argomento è di interesse e la disponibilità di cibo continua e varia, si è nelle condizioni, sapendo come orientarsi, di ottimizzare i propri apporti nutritivi e di far esprimere al meglio le proprie potenzialità fìsiologiche sia nella forma corporea che nella funzionalità organica.
Se questo libro venisse analizzato dai rigidi e scolastici scandagli del cosiddetto «mondo scientifico» potrebbe essere soggetto ad infinite obiezioni, perché non offre nessuna verità statistica certa e protocollata, ma solo dati di fatto.

L'insieme di informazioni, dati, considerazioni e riflessioni che vengono offerti in questo testo si propone di agire da stimolo sul lettore, spronandolo a migliorare in maniera semplice ed efficace il proprio stile di vita. Una panoramica sviluppata con un obbiettivo che, pur mirando ad inquadrare l'ambito strettamente nutrizionale, finisce per coinvolgere aspetti affettivi, dinamici e sociali. Si sa bene, infatti, quanto la sfora sociale condizioni l'individuo. Numerose ricerche di psicologia sociale hanno messo in luce i meccanismi e le tendenze comportamentali che ci spingono a sterili forme di conformismo e di pregiudizio, in una cieca ricerca di continua conferma di un buon concetto di noi stessi. Gli stimoli di natura sociale possono arrivare a sostituire in gran parte la nostra conoscenza e sperimentazione diretta del mondo, condizionandoci a deviare dalla nostra vera, o possibile, strada intcriore, trasformandoci in «sonnambuli», come definiva il sociologo Tarde gli uomini sociali. Se questa tendenza dell'essere
umano ha comunque permesso la sopravvivenza alla specie, non ha certo regalato il benessere all'individuo.

Ci si potrebbe chiedere, allora, perché siamo così apparentemente «imperfetti». La risposta potrebbe essere di natura biologico-evolutiva: la selezione naturale non tende a produrre il meglio, ma ciò che, nel contesto, può semplicemente bastare per la sopravvivenza in quell'ambiente. Per ognuno di noi può esistere, però, con un po' di disciplina e di conoscenze in più, la capacità di «guardarsi dall'esterno» come fenomeno naturale; ciò potrebbe disancorarci dalla scogliera sommersa di condizionamenti, sollevandoci, dunque, da quel disagio di fondo, senza inficiare, ma anzi esaltando, la nostra comunque innegabile funzione di macchine che anelano a rendere immortali i propri cromosomi. Ridisegnare da altri punti d'osservazione, anche se in modo sofferto e disperato, i propri geni nell'eternamente incompleto quadro, cosmicamente incorniciato, voluto dall'ermetica Dea Natura, può riservare nuove emozioni.

venerdì 21 maggio 2010

Il collirio: cosa è e a cosa serve?

Il collirio è una forma di medicamento impiegato per la cura delle affezioni dell'occhio. I colliri liquidi sono a base di acqua distillata, pura o con penicillina, corticosteroidi ecc. Non è buona norma usare colliri a scopo esclusivamente estetico, senza una reale necessità terapeutica.
I colliri a scopo diagnostico (midriatici) sono a base di belladonna e si usano per dilatare la pupilla. Frequente è l'uso di colliri antisettici a base di sulfamidici ed antibiotici e di colliri antistaminici. Qualsiasi collirio per poter essere usato deve rigorosamente rispettare le condizioni di isotonia con il liquido lacrimale, di pH oscillante tra il 7,4 ed il 7,7, e di sterilità. Alcuni colliri sono anche in forma di pomata.

Il colpo di sole

Insolazione o febbre termica, spesso detta anche colpo di calo­re, dovuta a esposizione al sole (e quindi a un calore eccessivo) e caratterizzata da disidratazione improvvisa e cospicua, con­vulsioni, vertigini, cefalea, sete, nausea e crampi muscolari.

Quali organi colpisce il condroma?

Il condroma è un tumore benigno, costituito da cellule derivanti da tessuto cartilagine. Può svilupparsi in tutto il sistema scheletrico con predilezione delle ossa della mano, o come forma isolata o simultaneamente in diversi distretti, oltre che nella tiroide, nella mammella o nei testicoli. Queste ultime localizzazioni, apparentemente paradosse, in quanto tali organi non posseggono tessuto cartilagineo, sono l'espressione di residui embrionali di detto tessuto, accidentalmente inclusi in organi diversi. Il condroma può talvolta avere caratteristiche di familiarità e può associarsi, in questi casi, ad angiomi, melanomi ecc.
Colpisce di preferenza i giovani; parte della sua massa può andare incontro a fenomeni di degenerazione e rammollimento, così da formare cisti dette condrocistomi o osteocistomi. La terapia è chirurgica; la sua asportazione garantisce guarigione completa poiché non si diffonde.

Il colostro ha più proteine del latte

Il colostro è un liquido denso, giallastro, e talvolta sieroso, che viene secreto in piccola quantità dalla ghiandola mammaria fin dal quarto mese di gravidanza.
Qualche settimana o anche qualche giorno prima del parto, il colostro diventa torbido e meno denso. Subito dopo il parto, aumenta di quantità e costituisce il primo prezioso alimento del neonato, fungendo anche da blando lassativo che stimola l'eliminazione del contenuto intestinale del bambino (meconio). Dopo qualche giorno si trasforma in latte completo, scompare l'albumina e aumenta la quantità di caseina, che prima mancava quasi completamente. All'esame microscopico si evidenziano i cosiddetti corpuscoli granulosi di Donne, che sono piccoli ammassi di goccioline adipose, circondate da un involucro albu-minoide. Il colostro ha più proteine e minerali del latte, ma meno zuccheri e grassi. Indispensabile nei primi giorni di vita perché è anche ricco di globuli bianchi e immunoglobuline, fondamentali per le difese immunitarie del neonato.

Colesterolemia

Quantità di colesterolo contenuto nel siero del sangue, il cui valore medio è di 180-220 mg%; valori più elevati possono essere provocati da un'alimentazione ricca di lipidi oltre che da vari fattori patologici. Se i valori sono inferiori si può essere in presenza di cirrosi epatica, ipertìroidismo ecc.

venerdì 5 marzo 2010

Per ottenere una efficace erezione è necessaria una serie di complessi eventi neurovascolari.

Il pene è formato da due corpi erettili affiancati, i corpi cavernosi, e da un corpo spongioso che è posto inferiormente ai due corpi cavernosi, e supporta l'uretra, da cui è attraversato.
Il tessuto erettile penieno è costituito dai corpi cavernosi. Questi sono racchiusi in una spessa membrana fibrosa, la tonaca albuginea. Sul piano mediano i due corpi cavernosi si congiungono a livello del setto intercavernoso. L'afflusso arterioso al pene è garantito dall'arteria pudenda interna, che è uno dei rami terminali dell'arteria iliaca interna (o ipogastrica), che si forma dalla biforcazione aortica.
L'arteria pudenda interna, dopo aver dato dei rami perineali, forma l'arteria peniena, che si divide poi nei suoi rami terminali, le arterie dorsali, cavernose e bulbouretrali. Dalle ramificazioni delle arterie cavernose nei corpi cavernosi (arterie elicine) si formano piccole lacune arteriose che costituiscono il tessuto erettile, supportato inoltre da tessuto muscolare liscio. Molto importante è anche il sistema venoso penieno. Dalle lacune sanguigne del tessuto erettile defluiscono venule che poi si raccolgono nel sistema della vena dorsale profonda, che drena nella pelvi all'interno del sistema venoso periprostatico.


Quando il pene è flaccido il flusso arterioso ivi indirizzato è minimo, sufficiente solo per scopi nutritivi. Il sistema nervoso autonomo, su stimolo sessuale volontario, ideato a livello del sistema nervoso centrale, fa immettere in circolo sostanze vasodilatatrici, che provocano il rilassamento della muscolatura liscia dei corpi cavernosi e delle arterie. Interviene un rapido aumento del


flusso ematico arterioso, con conseguente ingorgo di sangue nel tessuto cavernoso e rigidità peniena. Per ottenere una efficace erezione è necessaria una serie di complessi eventi neurovascolari.

Ci sono quattro requisiti fondamentali per l'erezione : innervazione intatta, vascolarizzazione (arteriosa e venosa) intatta, efficace risposta della muscolatura liscia dei corpi cavernosi, integrità del sistema endocrino (che regola l'equilibrio ormonale). In un contesto ormonale regolato, vari stimoli sessuali vengono elaborati dalla corteccia cerebrale e sono trasmessi al sistema nervoso autonomo lungo il midollo spinale e di qui fino alla periferia, cioè al pene. Per quanto riguarda il deflusso venoso, fino a poco tempo fa si pensava che l'occlusione venosa fosse frutto di una costrizione attiva, modulata dalla muscolatura pelvica o da


recettori chimici intravenosi.

In breve, quando i vasi arteriosi si dilatano e il sangue arterioso affluisce ad alte pressioni, le pareti rilasciate delle lacune (o caverne) sanguigne del tessuto cavernoso sono spinte contro la tonaca albuginea, per cui la pressione si trasmette alle venule, causando la loro compressione e la conseguente riduzione del deflusso venoso; si parla così di meccanismo veno-occlusivo. In tutto ciò le prostaglandine contribuiscono in modo determinante alla modulazione del tono vascolare.

Letture di approfondimento:

Impotenza psicogena, Impotenza neurogena, Impotenza da cause iatrogene.

Impotenza e fattori vascolari:fumo, l'ipertensione, il diabete mellito rappresentano quindi notevoli fattori di rischio per l'impotenza su base vascolare

Dopo il coito, le vene si aprono, lasciando defluire il sangue dal pene.

Ormoni e impotenza: la maggior parte del testosterone è prodotto dalle cellule di Leydig nel testicolo e una piccola quota è secreta dal surrene.

venerdì 12 febbraio 2010

Le prostatiti batteriche

Le prostatiti batteriche sono causate dagli stessi germi che causano infezioni delle vie urinarie; predominano ceppi di Escherichia coli e di altri batteri intestinali, detti appunto entero batteri. La prostata può infettarsi per via ascendente, o per via discendente, ma anche per contiguità o per via linfatica dal retto, mentre è rara la via ematogena. La via di diffusione più importante è quella ascendente: l'uretra prostatica rappresenta una sorta di serbatoio, delimitato a monte dal collo vescicole e a valle dallo sfintere esterno, in cui si può determinare, durante la minzione, un reflusso uretro-prostatico.

D'altra parte, poiché l'uretra è colonizzata in modo asintomatico da germi acquisiti per lo più per contatto sessuale, il reflusso potrebbe causare l'infezione della prostata e sembrerebbe essere alla base anche delle prostatiti iatrogene insorte dopo cateterismi o manovre strumentali endoscopiche. La possibilità che il reflusso d'urina infetta nei dotti prostatici costituisca un'importante modalità d'infezione nelle prostatiti è stata sottolineata dall'osservazione, secondo cui ali* analisi cristallografica molti calcoli appaiono contenere sostanze più rappresentate nell'urina che nel liquido prostatico. Se i batteri rimangono nascosti all'interno di tali concrezioni, difficilmente potranno essere raggiunti dagli agenti antibatterici, e ciò giustifica le difficoltà terapeutiche. Causa favorente il reflusso è generalmente rappresentata da un'ostruzione delle basse vie urinarie, congenita o acquisita.

Per queste ragioni, in tutti i pazienti che presentano una sintomatologia da prostatite, bisognerebbe eseguire uno studio completo delle vie urinarie;
infatti la correzione di eventuali anomalie spesso risolve completamente la malattia, specie nelle forme recidivanti.
Esistono poi fattori favorenti o scatenanti che sono legati all'alimentazione e allo stile di vita. Essi non sono peraltro di secondaria importanza nell'evoluzione delle prostatiti a livello clinico e vanno tenuti in debita considerazione. Riguardo l'alimentazione, senz'altro tutti i cibi che favoriscono un alterato equilibrio della flora batterica intestinale e che determinano congestione venosa pelvica influiscono negativamente sull'andamento clinico delle prostatiti . Una funzione intestinale equilibrata è assai importante, giacché abbiamo visto che la prostata è appoggiata sul retto, e da esso separata da una sottile lamina fibrosa; pertanto i germi facilmente possono arrivare alla prostata per questa via, e un'alterata flora microbica intestinale facilita questo passaggio (non per niente i germi più comuni delle prostatiti sono gli entero-batteri).

In relazione alle abitudini di vita, la vita sessuale del paziente incide notevolmente sulla salute della prostata, che, come abbiamo visto nel capitolo precedente, ha un ruolo fisiologico ben preciso nell'eiaculazione. Pertanto


tutti gli eccessi sessuali, ma anche periodi prolungati di astinenza si ripercuotono sulla ghiandola prostatica, favorendo la sua infiammazione. Infatti la prostata è la ghiandola che secerne il liquido prostatico, componente fondamentale dell'eiaculato e periodicamente tale secreto ha necessità di fuoriuscire, per evitare una congestione della ghiandola. Naturalmente i rapporti a rischio sono i più pericolosi, giacché le malattie sessualmente trasmesse non solo possono determinare un'uretrite, ma i germi possono risalire anche fino alla prostata.
Un fattore di rischio troppo spesso sottovalutato è costituito dal coito interrotto: tale pratica, ancora molto diffusa anche tra i giovani, rappresenta un formidabile mezzo di diffusione di germi all'interno della prostata, giacché il controllo volontario dell'eiaculazione (come della minzione) non può manifestarsi se non attraverso la contrazione volontaria dello sfintere striato, che chiude a valle del veru montanum (dove sboccano i dotti eiaculatori) l'uretra. Pertanto l'eiaculato che è già arrivato nell'uretra prostatica non fuoriesce anteriormente per la chiusura dello sfintere striato, ma rimane nell'uretra prostatica, raccogliendo tra l'altro i germi presenti in uretra e permettendo un reflusso di questi ultimi nella prostata.
Anche le professioni che comportano una prolungata posizione seduta (come nel caso di autisti, rappresentanti ecc.) favoriscono le prostatiti, giacché determinano congestione venosa pelvica.

venerdì 25 settembre 2009

Le varici sintomatiche

Vi sono varici che compaiono come conseguenza di un altro processo morboso.
Possiamo considerare fra queste le varici post flebitiche e le varici da angiodisplasia .


Le cause delle varici sono dunque molteplici e se la predisposizione individuale spiega in parte la loro insorgenza, l'evoluzione di questa malattia è accelerata da fattori come:

• insufficienza dei muscoli del polpaccio.
• eccesso di peso;
• determinati mestieri;
• differenti momenti della vita sessuale;
• eccesso di calore;
• piede piatto, piede cavo.

Le varici possono comparire nei primi 30 anni di vita, i primi sintomi sono evidenza di un disegno venoso con tortuosità; successivamente sopravviene una sensazione di stanchezza e pesantezza alle gambe accentuata nell'ortostatismo e migliorata nel decubito supino.

Varici da angiodisplasia

Molto raramente le varici rappresentano la conseguenza di una dilatazione della via venosa profonda o di un'assenza di questa via;
il più delle volte sono dovute a uno shunt arlcro venoso. È da sospettare la loro presenza ogni volta che capiti di constatare la comparsa di varici monolaterali in un bimbo o in un adolescente: queste varici sono localizzate alla faccia posteriore o alla faccia esterna della coscia e non si svuotano completamente sollevando, a paziente disteso, l'arto in esame al di sopra del piano orizzontale.
Un caso molto raro di queste malformazioni è rappresentato dalla sindrome di Klippel-Trenaunay caratterizzata da questi tré sintomi fondamentali:
• ipertrofia di volume e di lunghezza di un arto;
• varici superficiali;
• angioma (tumore benigno, costituito da un'abnorme proliferazione di vasi sanguigni).
In questa malattia esisterebbero lesioni vascolari profonde e quindi aneurismi artero-venosi.

martedì 22 settembre 2009

Bulimia: I rapporti affettivi di chi ne soffre si deteriorano

La persona che lotta contro la bulimia diventa spesso espertissima nel mascherare le sue manovre intorno al cibo. Quello che non
riuscirà mai a nascondere, però, saranno i forti sbalzi del suo umore. Vivere con una persona bulimica è come stare sulle montagne
russe: un susseguirsi di variazioni repentine tra stati d'animo sereni e gradevoli e scoppi di irritabilità e irragionevolezza privi di
motivi apparenti, tra momenti effervescenti e vitali e terribili depressioni durante le quali il senso di inutilità si estende a ogni cosa.

Ai genitori, ai fidanzati, alle compagne con le quali dividono la casa, e che non sanno nulla della bulimia, questi cambiamenti cosi imprevedibili appaiono frutto di sconsideratezza e asocialità. I rapporti affettivi si deteriorano.
Le bulimiche sono disperatamente consapevoli della loro con
dizione psicologica. Questo non fa che peggiorare le cose perché,
a quel punto, non hanno più il coraggio di spiegarsi per paura di
dover rivelare il loro umiliante segreto. Ciò implica uno sforzo in
cessante per far sembrare che «va tutto bene», una lotta nella qua
le talvolta si cede a causa della tensione crescente e che, alla fine,
spalanca le porte all'eccesso alimentare. È difficile dire se è l'umore a imporre un comportamento bulimico o se, viceversa, è lo
stesso eccesso alimentare a determinare l'umore.

Si tratta, in realtà, di una doppia elica nella quale una spirale
fatta di cicliche paure, disperazione e rinnovati buoni propositi è
attorcigliata all'altra, fatta di abbuffate, di successivi comporta
menti correttivi e di acquisti di cibo.

lunedì 10 agosto 2009

La cecità può essere congenita

Mancanza del potere visivo. La cecità può essere congenita, per gravi deficienze nello sviluppo embrionale e fetale, oppure-acquisita, a seguito di varie cause morbose (traumi locali, tracoma, congiuntivite blenorragica del neonato, ulcere corneali, opacità corneali, cherotomalacia da avitaminosi A, ustioni profonde della cornea, cataratta, glaucoma, distacco della retina), oppure per lesioni a carico del nervo ottico (atrofie, fenomeni degenerativi o infiammatori di origine infettiva o tossica, tumori) e dei centri ottici superiori (tumori destruenti o comprimenti le aree visive).

CAUTERIZZAZIONE

Intervento destinato a distruggere un tessuto biologico: viene eseguito mediante uno strumento (cauterio) reso incandescente o dal fuoco (come fino a poco tempo fa) o mediante elettricità (elettrocauterio). Serve per arrestare emorragie, distruggere tessuti malati o necrotici. La cauterizzazione si praticava anche anticamente (ferri roventi) nelle ferite, nei casi di morsicature di cani idrofobi o di serpi velenose, nella cura di tumori superficiali o peduncolati, per la distruzione dei noduli intradermici di lupus, verruche. In molti casi oggi si ricorre a cauterizzazione mediante il freddo: il tessuto da distruggere viene surgelato con azoto liquido o ghiacce secco (crioterapia).

Il cataplasma è indubbiamente più efficace della borsa di acqua calda o del termoforo elettrico nel ridurre il dolore locale.

Medicazione di uso estemo, costituita da un impasto caldo di farina di semi di lino, senape nera impastati con acqua che si applica su determinate regioni del corpo: la sua azione si identifica con quella del calore (antispastico, antidolorifico, revulsivo). Il buon risultato è in relazione al calore, all'umidità e alle sostanze adoperate per la preparazione. Il cataplasma è indubbiamente più efficace della borsa di acqua calda o del termoforo elettrico nel ridurre il dolore locale.

Il catabolismo

Fase del metabolismo caratterizzata dalla degradazione e dall'eliminazione all'esterno dei prodotti del metabolismo. La fase, opposta, di sintesi, è detta anabolismo. Ha il compito di mantenere la temperatura del corpo, il movimento ecc. In alcune gravi malattie, come la setticemia, il catabolismo prevale (stato ipercatabolico) distruggendo anche i tessuti dell'organismo. I danni che ne derivano possono portare alla morte.