venerdì 21 maggio 2010

Il colostro ha più proteine del latte

Il colostro è un liquido denso, giallastro, e talvolta sieroso, che viene secreto in piccola quantità dalla ghiandola mammaria fin dal quarto mese di gravidanza.
Qualche settimana o anche qualche giorno prima del parto, il colostro diventa torbido e meno denso. Subito dopo il parto, aumenta di quantità e costituisce il primo prezioso alimento del neonato, fungendo anche da blando lassativo che stimola l'eliminazione del contenuto intestinale del bambino (meconio). Dopo qualche giorno si trasforma in latte completo, scompare l'albumina e aumenta la quantità di caseina, che prima mancava quasi completamente. All'esame microscopico si evidenziano i cosiddetti corpuscoli granulosi di Donne, che sono piccoli ammassi di goccioline adipose, circondate da un involucro albu-minoide. Il colostro ha più proteine e minerali del latte, ma meno zuccheri e grassi. Indispensabile nei primi giorni di vita perché è anche ricco di globuli bianchi e immunoglobuline, fondamentali per le difese immunitarie del neonato.

Colesterolemia

Quantità di colesterolo contenuto nel siero del sangue, il cui valore medio è di 180-220 mg%; valori più elevati possono essere provocati da un'alimentazione ricca di lipidi oltre che da vari fattori patologici. Se i valori sono inferiori si può essere in presenza di cirrosi epatica, ipertìroidismo ecc.

venerdì 5 marzo 2010

Per ottenere una efficace erezione è necessaria una serie di complessi eventi neurovascolari.

Il pene è formato da due corpi erettili affiancati, i corpi cavernosi, e da un corpo spongioso che è posto inferiormente ai due corpi cavernosi, e supporta l'uretra, da cui è attraversato.
Il tessuto erettile penieno è costituito dai corpi cavernosi. Questi sono racchiusi in una spessa membrana fibrosa, la tonaca albuginea. Sul piano mediano i due corpi cavernosi si congiungono a livello del setto intercavernoso. L'afflusso arterioso al pene è garantito dall'arteria pudenda interna, che è uno dei rami terminali dell'arteria iliaca interna (o ipogastrica), che si forma dalla biforcazione aortica.
L'arteria pudenda interna, dopo aver dato dei rami perineali, forma l'arteria peniena, che si divide poi nei suoi rami terminali, le arterie dorsali, cavernose e bulbouretrali. Dalle ramificazioni delle arterie cavernose nei corpi cavernosi (arterie elicine) si formano piccole lacune arteriose che costituiscono il tessuto erettile, supportato inoltre da tessuto muscolare liscio. Molto importante è anche il sistema venoso penieno. Dalle lacune sanguigne del tessuto erettile defluiscono venule che poi si raccolgono nel sistema della vena dorsale profonda, che drena nella pelvi all'interno del sistema venoso periprostatico.


Quando il pene è flaccido il flusso arterioso ivi indirizzato è minimo, sufficiente solo per scopi nutritivi. Il sistema nervoso autonomo, su stimolo sessuale volontario, ideato a livello del sistema nervoso centrale, fa immettere in circolo sostanze vasodilatatrici, che provocano il rilassamento della muscolatura liscia dei corpi cavernosi e delle arterie. Interviene un rapido aumento del


flusso ematico arterioso, con conseguente ingorgo di sangue nel tessuto cavernoso e rigidità peniena. Per ottenere una efficace erezione è necessaria una serie di complessi eventi neurovascolari.

Ci sono quattro requisiti fondamentali per l'erezione : innervazione intatta, vascolarizzazione (arteriosa e venosa) intatta, efficace risposta della muscolatura liscia dei corpi cavernosi, integrità del sistema endocrino (che regola l'equilibrio ormonale). In un contesto ormonale regolato, vari stimoli sessuali vengono elaborati dalla corteccia cerebrale e sono trasmessi al sistema nervoso autonomo lungo il midollo spinale e di qui fino alla periferia, cioè al pene. Per quanto riguarda il deflusso venoso, fino a poco tempo fa si pensava che l'occlusione venosa fosse frutto di una costrizione attiva, modulata dalla muscolatura pelvica o da


recettori chimici intravenosi.

In breve, quando i vasi arteriosi si dilatano e il sangue arterioso affluisce ad alte pressioni, le pareti rilasciate delle lacune (o caverne) sanguigne del tessuto cavernoso sono spinte contro la tonaca albuginea, per cui la pressione si trasmette alle venule, causando la loro compressione e la conseguente riduzione del deflusso venoso; si parla così di meccanismo veno-occlusivo. In tutto ciò le prostaglandine contribuiscono in modo determinante alla modulazione del tono vascolare.

Letture di approfondimento:

Impotenza psicogena, Impotenza neurogena, Impotenza da cause iatrogene.

Impotenza e fattori vascolari:fumo, l'ipertensione, il diabete mellito rappresentano quindi notevoli fattori di rischio per l'impotenza su base vascolare

Dopo il coito, le vene si aprono, lasciando defluire il sangue dal pene.

Ormoni e impotenza: la maggior parte del testosterone è prodotto dalle cellule di Leydig nel testicolo e una piccola quota è secreta dal surrene.

venerdì 12 febbraio 2010

Le prostatiti batteriche

Le prostatiti batteriche sono causate dagli stessi germi che causano infezioni delle vie urinarie; predominano ceppi di Escherichia coli e di altri batteri intestinali, detti appunto entero batteri. La prostata può infettarsi per via ascendente, o per via discendente, ma anche per contiguità o per via linfatica dal retto, mentre è rara la via ematogena. La via di diffusione più importante è quella ascendente: l'uretra prostatica rappresenta una sorta di serbatoio, delimitato a monte dal collo vescicole e a valle dallo sfintere esterno, in cui si può determinare, durante la minzione, un reflusso uretro-prostatico.

D'altra parte, poiché l'uretra è colonizzata in modo asintomatico da germi acquisiti per lo più per contatto sessuale, il reflusso potrebbe causare l'infezione della prostata e sembrerebbe essere alla base anche delle prostatiti iatrogene insorte dopo cateterismi o manovre strumentali endoscopiche. La possibilità che il reflusso d'urina infetta nei dotti prostatici costituisca un'importante modalità d'infezione nelle prostatiti è stata sottolineata dall'osservazione, secondo cui ali* analisi cristallografica molti calcoli appaiono contenere sostanze più rappresentate nell'urina che nel liquido prostatico. Se i batteri rimangono nascosti all'interno di tali concrezioni, difficilmente potranno essere raggiunti dagli agenti antibatterici, e ciò giustifica le difficoltà terapeutiche. Causa favorente il reflusso è generalmente rappresentata da un'ostruzione delle basse vie urinarie, congenita o acquisita.

Per queste ragioni, in tutti i pazienti che presentano una sintomatologia da prostatite, bisognerebbe eseguire uno studio completo delle vie urinarie;
infatti la correzione di eventuali anomalie spesso risolve completamente la malattia, specie nelle forme recidivanti.
Esistono poi fattori favorenti o scatenanti che sono legati all'alimentazione e allo stile di vita. Essi non sono peraltro di secondaria importanza nell'evoluzione delle prostatiti a livello clinico e vanno tenuti in debita considerazione. Riguardo l'alimentazione, senz'altro tutti i cibi che favoriscono un alterato equilibrio della flora batterica intestinale e che determinano congestione venosa pelvica influiscono negativamente sull'andamento clinico delle prostatiti . Una funzione intestinale equilibrata è assai importante, giacché abbiamo visto che la prostata è appoggiata sul retto, e da esso separata da una sottile lamina fibrosa; pertanto i germi facilmente possono arrivare alla prostata per questa via, e un'alterata flora microbica intestinale facilita questo passaggio (non per niente i germi più comuni delle prostatiti sono gli entero-batteri).

In relazione alle abitudini di vita, la vita sessuale del paziente incide notevolmente sulla salute della prostata, che, come abbiamo visto nel capitolo precedente, ha un ruolo fisiologico ben preciso nell'eiaculazione. Pertanto


tutti gli eccessi sessuali, ma anche periodi prolungati di astinenza si ripercuotono sulla ghiandola prostatica, favorendo la sua infiammazione. Infatti la prostata è la ghiandola che secerne il liquido prostatico, componente fondamentale dell'eiaculato e periodicamente tale secreto ha necessità di fuoriuscire, per evitare una congestione della ghiandola. Naturalmente i rapporti a rischio sono i più pericolosi, giacché le malattie sessualmente trasmesse non solo possono determinare un'uretrite, ma i germi possono risalire anche fino alla prostata.
Un fattore di rischio troppo spesso sottovalutato è costituito dal coito interrotto: tale pratica, ancora molto diffusa anche tra i giovani, rappresenta un formidabile mezzo di diffusione di germi all'interno della prostata, giacché il controllo volontario dell'eiaculazione (come della minzione) non può manifestarsi se non attraverso la contrazione volontaria dello sfintere striato, che chiude a valle del veru montanum (dove sboccano i dotti eiaculatori) l'uretra. Pertanto l'eiaculato che è già arrivato nell'uretra prostatica non fuoriesce anteriormente per la chiusura dello sfintere striato, ma rimane nell'uretra prostatica, raccogliendo tra l'altro i germi presenti in uretra e permettendo un reflusso di questi ultimi nella prostata.
Anche le professioni che comportano una prolungata posizione seduta (come nel caso di autisti, rappresentanti ecc.) favoriscono le prostatiti, giacché determinano congestione venosa pelvica.

venerdì 25 settembre 2009

Le varici sintomatiche

Vi sono varici che compaiono come conseguenza di un altro processo morboso.
Possiamo considerare fra queste le varici post flebitiche e le varici da angiodisplasia .


Le cause delle varici sono dunque molteplici e se la predisposizione individuale spiega in parte la loro insorgenza, l'evoluzione di questa malattia è accelerata da fattori come:

• insufficienza dei muscoli del polpaccio.
• eccesso di peso;
• determinati mestieri;
• differenti momenti della vita sessuale;
• eccesso di calore;
• piede piatto, piede cavo.

Le varici possono comparire nei primi 30 anni di vita, i primi sintomi sono evidenza di un disegno venoso con tortuosità; successivamente sopravviene una sensazione di stanchezza e pesantezza alle gambe accentuata nell'ortostatismo e migliorata nel decubito supino.

Varici da angiodisplasia

Molto raramente le varici rappresentano la conseguenza di una dilatazione della via venosa profonda o di un'assenza di questa via;
il più delle volte sono dovute a uno shunt arlcro venoso. È da sospettare la loro presenza ogni volta che capiti di constatare la comparsa di varici monolaterali in un bimbo o in un adolescente: queste varici sono localizzate alla faccia posteriore o alla faccia esterna della coscia e non si svuotano completamente sollevando, a paziente disteso, l'arto in esame al di sopra del piano orizzontale.
Un caso molto raro di queste malformazioni è rappresentato dalla sindrome di Klippel-Trenaunay caratterizzata da questi tré sintomi fondamentali:
• ipertrofia di volume e di lunghezza di un arto;
• varici superficiali;
• angioma (tumore benigno, costituito da un'abnorme proliferazione di vasi sanguigni).
In questa malattia esisterebbero lesioni vascolari profonde e quindi aneurismi artero-venosi.

martedì 22 settembre 2009

Bulimia: I rapporti affettivi di chi ne soffre si deteriorano

La persona che lotta contro la bulimia diventa spesso espertissima nel mascherare le sue manovre intorno al cibo. Quello che non
riuscirà mai a nascondere, però, saranno i forti sbalzi del suo umore. Vivere con una persona bulimica è come stare sulle montagne
russe: un susseguirsi di variazioni repentine tra stati d'animo sereni e gradevoli e scoppi di irritabilità e irragionevolezza privi di
motivi apparenti, tra momenti effervescenti e vitali e terribili depressioni durante le quali il senso di inutilità si estende a ogni cosa.

Ai genitori, ai fidanzati, alle compagne con le quali dividono la casa, e che non sanno nulla della bulimia, questi cambiamenti cosi imprevedibili appaiono frutto di sconsideratezza e asocialità. I rapporti affettivi si deteriorano.
Le bulimiche sono disperatamente consapevoli della loro con
dizione psicologica. Questo non fa che peggiorare le cose perché,
a quel punto, non hanno più il coraggio di spiegarsi per paura di
dover rivelare il loro umiliante segreto. Ciò implica uno sforzo in
cessante per far sembrare che «va tutto bene», una lotta nella qua
le talvolta si cede a causa della tensione crescente e che, alla fine,
spalanca le porte all'eccesso alimentare. È difficile dire se è l'umore a imporre un comportamento bulimico o se, viceversa, è lo
stesso eccesso alimentare a determinare l'umore.

Si tratta, in realtà, di una doppia elica nella quale una spirale
fatta di cicliche paure, disperazione e rinnovati buoni propositi è
attorcigliata all'altra, fatta di abbuffate, di successivi comporta
menti correttivi e di acquisti di cibo.