Fino a che punto è indispensabile la pulizia genitale? Lavarsi e profumarsi "dentro" è un bene o un male? Bisogna dire innanzitutto che l'ambiente vaginale ha un suo equilibrio che non andrebbe alterato.
Infatti in condizioni normali vi abitano, in perfetta armonia tra loro, diversi batteri. Tra questi, il bacillo di Dóderlein assicura un ambiente leggermente acido, in grado di proteggere la mucosa dalle aggressioni di germi esterni. Irrigare questo ambiente con prodotti detergenti o disinfettanti ha senso solo quando c'è un'infezione. Negli altri casi può essere addirittura controproducente. Prima di tutto perché toglie alla vagina le sue difese naturali, poi perché l'uso dell'irrigatore può diventare una via d'ingresso dei germi. Quindi, se davvero la donna sente il bisogno di lavarsi "dentro", magari al termine delle mestruazioni o dopo il rapporto sessuale, è meglio che usi due dita, pulite, e acqua pura.
Le lavande sono sconsigliate soprattutto in gravidanza e durante il puerperio: nel primo caso è facile che l'irrigatore provochi lesioni al collo dell'utero, particolarmente sensibile, nel secondo caso c'è il pericolo di facilitare l'introduzione di germi nell'utero. Se il lavaggio interno non è dunque necessario, se non quando la vagina ha un'infezione, il lavaggio esterno deve essere frequente e accurato. In commercio ci sono molti prodotti, più o meno profumati: l'ideale restano l'acqua e il sapone (sapone neutro, o sapone di Marsiglia).
Le salviettine profumate e i prodotti similari vanno riservati alle situazioni di emergenza, quando il bidet non è a portata di mano.
E ora due parole sul perché ci si lava. La vagina, come ogni parte del corpo, va mantenuta sana e pulita. Ma la frequenza maniacale con cui certe donne la lavano fa sospettare che per loro la vagina sia un organo "sporco", perché legato al sesso. Ci sono donne che hanno paura di puzzare. È vero che la vagina emana un certo odore, ma è un odore naturale che, se non ci sono infezioni, non è n e sgradevole n e così forte da essere avvertito a distanza. Certe preoccupazioni, quindi, vanno ben oltre il confine dell'indispensabile pulizia genitale, riguardano il modo di intendere e di vivere la sessualità .
martedì 9 agosto 2011
domenica 19 dicembre 2010
L'alimentazione e la sua importanza: i chili in più erano così riserve di grasso che consentivano di resistere a giorni e giorni di digiuno forzato
La grande attenzione riservata all'alimentazione è certamente uno dei fenomeni più caratterizzanti la cultura della nostra epoca.
L'uomo primitivo si nutriva per sopravvivere, consumava il cibo che trovava in natura o che si procurava con la caccia ed era molto lontano dal pensare quale fosse il modo migliore di distribuire o di combinare in maniera ottimale l'apporto dei nutrienti.
Nelle prime società umane si lottava per la sopravvivenza, contro una selezione naturale che portava all'eliminazione degli organismi più deboli. I «chili in più» erano così riserve di grasso che consentivano di resistere a giorni e giorni di digiuno forzato.
I primi esseri umani si sono potuti riprodurre, e quindi affermare selettivamente nella storia naturale, grazie alle loro grandi capacità di adattamento all'ambiente: certamente in questa fase della storia dell'uomo non si avvertiva la necessità di trovare le combinazioni nutritive più efficaci e tecnicamente perfette.
Dal punto di vista del prestigio sociale e dell'attrattiva sessuale non esistevano canoni estetici che inducessero a vergognarsi per l'addome adiposo e i fianchi pingui, ammesso che l'intensa attività motoria e la notevole esposizione all'ambiente naturale potesse portare veramente chili in più di ciccia oltre a quelli indispensabili per sopravvivere a qualche giorno di «carestia». La fatica fìsica e la continua esposizione ai cambiamenti climatici e alle intemperie richiedevano organismi resistenti a ogni genere di privazione. Il dispendio di energia faceva parte della vita quotidiana poiché il lavoro, la ricerca del cibo, la sopravvivenza stessa si basavano soprattutto sulla forza muscolare. Oggi, nell'era della sedentarietà, del confort, delle tecnologie e dei vuoti esistenziali, mentre i canoni sociali di bellezza impongono corpi snelli e scattanti, ci si imbatte in una serie infinita di prodotti alimentari industriali pubblicizzati ad arte, gradevoli, pratici ma per niente naturali. E così si finisce per chiedere aiuto a dietologi, nutrizionisti, centri di fitness, cliniche del benessere e, in ultima analisi, alle nuove frontiere della chirurgia estetica.
Questo insieme di stimoli e di pressioni contrastanti si traduce in un continuo scacco matto, anche e soprattutto perché fa comodo al sistema del libero mercato avere a disposizione un'immensa platea la cui confusione mentale crea falsi disagi e veicola informazioni distorte.
L'informazione deviante fa tanto più dilagante presa quanto minore è l'indipendenza di pensiero di chi delega ad altri la gestione della breve esistenza del proprio corpo.
Sottovalutare la propria materia grigia, nell'esercizio possibile ed affascinante della ricerca di una reale conoscenza di se stessi, pone sul ciglio del baratro. Dunque, visto che attualmente l'argomento è di interesse e la disponibilità di cibo continua e varia, si è nelle condizioni, sapendo come orientarsi, di ottimizzare i propri apporti nutritivi e di far esprimere al meglio le proprie potenzialità fìsiologiche sia nella forma corporea che nella funzionalità organica.
Se questo libro venisse analizzato dai rigidi e scolastici scandagli del cosiddetto «mondo scientifico» potrebbe essere soggetto ad infinite obiezioni, perché non offre nessuna verità statistica certa e protocollata, ma solo dati di fatto.
L'insieme di informazioni, dati, considerazioni e riflessioni che vengono offerti in questo testo si propone di agire da stimolo sul lettore, spronandolo a migliorare in maniera semplice ed efficace il proprio stile di vita. Una panoramica sviluppata con un obbiettivo che, pur mirando ad inquadrare l'ambito strettamente nutrizionale, finisce per coinvolgere aspetti affettivi, dinamici e sociali. Si sa bene, infatti, quanto la sfora sociale condizioni l'individuo. Numerose ricerche di psicologia sociale hanno messo in luce i meccanismi e le tendenze comportamentali che ci spingono a sterili forme di conformismo e di pregiudizio, in una cieca ricerca di continua conferma di un buon concetto di noi stessi. Gli stimoli di natura sociale possono arrivare a sostituire in gran parte la nostra conoscenza e sperimentazione diretta del mondo, condizionandoci a deviare dalla nostra vera, o possibile, strada intcriore, trasformandoci in «sonnambuli», come definiva il sociologo Tarde gli uomini sociali. Se questa tendenza dell'essere
umano ha comunque permesso la sopravvivenza alla specie, non ha certo regalato il benessere all'individuo.
Ci si potrebbe chiedere, allora, perché siamo così apparentemente «imperfetti». La risposta potrebbe essere di natura biologico-evolutiva: la selezione naturale non tende a produrre il meglio, ma ciò che, nel contesto, può semplicemente bastare per la sopravvivenza in quell'ambiente. Per ognuno di noi può esistere, però, con un po' di disciplina e di conoscenze in più, la capacità di «guardarsi dall'esterno» come fenomeno naturale; ciò potrebbe disancorarci dalla scogliera sommersa di condizionamenti, sollevandoci, dunque, da quel disagio di fondo, senza inficiare, ma anzi esaltando, la nostra comunque innegabile funzione di macchine che anelano a rendere immortali i propri cromosomi. Ridisegnare da altri punti d'osservazione, anche se in modo sofferto e disperato, i propri geni nell'eternamente incompleto quadro, cosmicamente incorniciato, voluto dall'ermetica Dea Natura, può riservare nuove emozioni.
L'uomo primitivo si nutriva per sopravvivere, consumava il cibo che trovava in natura o che si procurava con la caccia ed era molto lontano dal pensare quale fosse il modo migliore di distribuire o di combinare in maniera ottimale l'apporto dei nutrienti.
Nelle prime società umane si lottava per la sopravvivenza, contro una selezione naturale che portava all'eliminazione degli organismi più deboli. I «chili in più» erano così riserve di grasso che consentivano di resistere a giorni e giorni di digiuno forzato.
I primi esseri umani si sono potuti riprodurre, e quindi affermare selettivamente nella storia naturale, grazie alle loro grandi capacità di adattamento all'ambiente: certamente in questa fase della storia dell'uomo non si avvertiva la necessità di trovare le combinazioni nutritive più efficaci e tecnicamente perfette.
Dal punto di vista del prestigio sociale e dell'attrattiva sessuale non esistevano canoni estetici che inducessero a vergognarsi per l'addome adiposo e i fianchi pingui, ammesso che l'intensa attività motoria e la notevole esposizione all'ambiente naturale potesse portare veramente chili in più di ciccia oltre a quelli indispensabili per sopravvivere a qualche giorno di «carestia». La fatica fìsica e la continua esposizione ai cambiamenti climatici e alle intemperie richiedevano organismi resistenti a ogni genere di privazione. Il dispendio di energia faceva parte della vita quotidiana poiché il lavoro, la ricerca del cibo, la sopravvivenza stessa si basavano soprattutto sulla forza muscolare. Oggi, nell'era della sedentarietà, del confort, delle tecnologie e dei vuoti esistenziali, mentre i canoni sociali di bellezza impongono corpi snelli e scattanti, ci si imbatte in una serie infinita di prodotti alimentari industriali pubblicizzati ad arte, gradevoli, pratici ma per niente naturali. E così si finisce per chiedere aiuto a dietologi, nutrizionisti, centri di fitness, cliniche del benessere e, in ultima analisi, alle nuove frontiere della chirurgia estetica.
Questo insieme di stimoli e di pressioni contrastanti si traduce in un continuo scacco matto, anche e soprattutto perché fa comodo al sistema del libero mercato avere a disposizione un'immensa platea la cui confusione mentale crea falsi disagi e veicola informazioni distorte.
L'informazione deviante fa tanto più dilagante presa quanto minore è l'indipendenza di pensiero di chi delega ad altri la gestione della breve esistenza del proprio corpo.
Sottovalutare la propria materia grigia, nell'esercizio possibile ed affascinante della ricerca di una reale conoscenza di se stessi, pone sul ciglio del baratro. Dunque, visto che attualmente l'argomento è di interesse e la disponibilità di cibo continua e varia, si è nelle condizioni, sapendo come orientarsi, di ottimizzare i propri apporti nutritivi e di far esprimere al meglio le proprie potenzialità fìsiologiche sia nella forma corporea che nella funzionalità organica.
Se questo libro venisse analizzato dai rigidi e scolastici scandagli del cosiddetto «mondo scientifico» potrebbe essere soggetto ad infinite obiezioni, perché non offre nessuna verità statistica certa e protocollata, ma solo dati di fatto.
L'insieme di informazioni, dati, considerazioni e riflessioni che vengono offerti in questo testo si propone di agire da stimolo sul lettore, spronandolo a migliorare in maniera semplice ed efficace il proprio stile di vita. Una panoramica sviluppata con un obbiettivo che, pur mirando ad inquadrare l'ambito strettamente nutrizionale, finisce per coinvolgere aspetti affettivi, dinamici e sociali. Si sa bene, infatti, quanto la sfora sociale condizioni l'individuo. Numerose ricerche di psicologia sociale hanno messo in luce i meccanismi e le tendenze comportamentali che ci spingono a sterili forme di conformismo e di pregiudizio, in una cieca ricerca di continua conferma di un buon concetto di noi stessi. Gli stimoli di natura sociale possono arrivare a sostituire in gran parte la nostra conoscenza e sperimentazione diretta del mondo, condizionandoci a deviare dalla nostra vera, o possibile, strada intcriore, trasformandoci in «sonnambuli», come definiva il sociologo Tarde gli uomini sociali. Se questa tendenza dell'essere
umano ha comunque permesso la sopravvivenza alla specie, non ha certo regalato il benessere all'individuo.
Ci si potrebbe chiedere, allora, perché siamo così apparentemente «imperfetti». La risposta potrebbe essere di natura biologico-evolutiva: la selezione naturale non tende a produrre il meglio, ma ciò che, nel contesto, può semplicemente bastare per la sopravvivenza in quell'ambiente. Per ognuno di noi può esistere, però, con un po' di disciplina e di conoscenze in più, la capacità di «guardarsi dall'esterno» come fenomeno naturale; ciò potrebbe disancorarci dalla scogliera sommersa di condizionamenti, sollevandoci, dunque, da quel disagio di fondo, senza inficiare, ma anzi esaltando, la nostra comunque innegabile funzione di macchine che anelano a rendere immortali i propri cromosomi. Ridisegnare da altri punti d'osservazione, anche se in modo sofferto e disperato, i propri geni nell'eternamente incompleto quadro, cosmicamente incorniciato, voluto dall'ermetica Dea Natura, può riservare nuove emozioni.
venerdì 21 maggio 2010
Il collirio: cosa è e a cosa serve?
Il collirio è una forma di medicamento impiegato per la cura delle affezioni dell'occhio. I colliri liquidi sono a base di acqua distillata, pura o con penicillina, corticosteroidi ecc. Non è buona norma usare colliri a scopo esclusivamente estetico, senza una reale necessità terapeutica.
I colliri a scopo diagnostico (midriatici) sono a base di belladonna e si usano per dilatare la pupilla. Frequente è l'uso di colliri antisettici a base di sulfamidici ed antibiotici e di colliri antistaminici. Qualsiasi collirio per poter essere usato deve rigorosamente rispettare le condizioni di isotonia con il liquido lacrimale, di pH oscillante tra il 7,4 ed il 7,7, e di sterilità. Alcuni colliri sono anche in forma di pomata.
I colliri a scopo diagnostico (midriatici) sono a base di belladonna e si usano per dilatare la pupilla. Frequente è l'uso di colliri antisettici a base di sulfamidici ed antibiotici e di colliri antistaminici. Qualsiasi collirio per poter essere usato deve rigorosamente rispettare le condizioni di isotonia con il liquido lacrimale, di pH oscillante tra il 7,4 ed il 7,7, e di sterilità. Alcuni colliri sono anche in forma di pomata.
Il colpo di sole
Insolazione o febbre termica, spesso detta anche colpo di calore, dovuta a esposizione al sole (e quindi a un calore eccessivo) e caratterizzata da disidratazione improvvisa e cospicua, convulsioni, vertigini, cefalea, sete, nausea e crampi muscolari.
Quali organi colpisce il condroma?
Il condroma è un tumore benigno, costituito da cellule derivanti da tessuto cartilagine. Può svilupparsi in tutto il sistema scheletrico con predilezione delle ossa della mano, o come forma isolata o simultaneamente in diversi distretti, oltre che nella tiroide, nella mammella o nei testicoli. Queste ultime localizzazioni, apparentemente paradosse, in quanto tali organi non posseggono tessuto cartilagineo, sono l'espressione di residui embrionali di detto tessuto, accidentalmente inclusi in organi diversi. Il condroma può talvolta avere caratteristiche di familiarità e può associarsi, in questi casi, ad angiomi, melanomi ecc.
Colpisce di preferenza i giovani; parte della sua massa può andare incontro a fenomeni di degenerazione e rammollimento, così da formare cisti dette condrocistomi o osteocistomi. La terapia è chirurgica; la sua asportazione garantisce guarigione completa poiché non si diffonde.
Colpisce di preferenza i giovani; parte della sua massa può andare incontro a fenomeni di degenerazione e rammollimento, così da formare cisti dette condrocistomi o osteocistomi. La terapia è chirurgica; la sua asportazione garantisce guarigione completa poiché non si diffonde.
Il colostro ha più proteine del latte
Il colostro è un liquido denso, giallastro, e talvolta sieroso, che viene secreto in piccola quantità dalla ghiandola mammaria fin dal quarto mese di gravidanza.
Qualche settimana o anche qualche giorno prima del parto, il colostro diventa torbido e meno denso. Subito dopo il parto, aumenta di quantità e costituisce il primo prezioso alimento del neonato, fungendo anche da blando lassativo che stimola l'eliminazione del contenuto intestinale del bambino (meconio). Dopo qualche giorno si trasforma in latte completo, scompare l'albumina e aumenta la quantità di caseina, che prima mancava quasi completamente. All'esame microscopico si evidenziano i cosiddetti corpuscoli granulosi di Donne, che sono piccoli ammassi di goccioline adipose, circondate da un involucro albu-minoide. Il colostro ha più proteine e minerali del latte, ma meno zuccheri e grassi. Indispensabile nei primi giorni di vita perché è anche ricco di globuli bianchi e immunoglobuline, fondamentali per le difese immunitarie del neonato.
Qualche settimana o anche qualche giorno prima del parto, il colostro diventa torbido e meno denso. Subito dopo il parto, aumenta di quantità e costituisce il primo prezioso alimento del neonato, fungendo anche da blando lassativo che stimola l'eliminazione del contenuto intestinale del bambino (meconio). Dopo qualche giorno si trasforma in latte completo, scompare l'albumina e aumenta la quantità di caseina, che prima mancava quasi completamente. All'esame microscopico si evidenziano i cosiddetti corpuscoli granulosi di Donne, che sono piccoli ammassi di goccioline adipose, circondate da un involucro albu-minoide. Il colostro ha più proteine e minerali del latte, ma meno zuccheri e grassi. Indispensabile nei primi giorni di vita perché è anche ricco di globuli bianchi e immunoglobuline, fondamentali per le difese immunitarie del neonato.
Colesterolemia
Quantità di colesterolo contenuto nel siero del sangue, il cui valore medio è di 180-220 mg%; valori più elevati possono essere provocati da un'alimentazione ricca di lipidi oltre che da vari fattori patologici. Se i valori sono inferiori si può essere in presenza di cirrosi epatica, ipertìroidismo ecc.
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